Tra Orche e Primati, lo spirito “wild” del nostro Nicolò Palmucci

Dalla costa marchigiana alle acque gelide della Norvegia, passando per le foreste dell’Uganda: Nicolò Palmucci ha fatto della sua passione per la natura una professione e uno stile di vita. Coordinatore dei viaggi avventura di KeTrip, guida ambientale e fotografo naturalista, accompagna i viaggiatori in esperienze uniche, come nuotare accanto alle orche o osservare i primati nel loro habitat. Con una formazione in Scienze Forestali e Naturali e un passato da istruttore di parkour, Nicolò ha sviluppato un approccio basato sul rispetto, sull’osservazione e sulla comprensione del comportamento animale. Dal Canada, dove ha vissuto il suo primo viaggio “wild” dormendo tra cervi e grizzly, ai mari polari dove le orche si avvicinano curiose, le sue avventure sono la prova che il contatto autentico con la fauna selvatica è possibile, se guidato dalla pazienza e dalla conoscenza. In questa intervista ci racconta come nascono le sue spedizioni e le emozioni di momenti che restano per sempre. Ma, soprattutto, come ci si prepara al meglio per nuotare tra le orche in vista dei suoi due prossimi viaggi programmati per la fine dell’anno in corso, e l’inizio di quello che verrà.
Nico, presentati ai nostri Ketrippers: dove sei nato, quanti anni hai e se ci racconti qualcosa in più di te…
Ciao! sono Nicolò e vengo da Montemarciano, un piccolo paesino a due passi dal mare in provincia di Ancona. Ho 35 anni e nella vita, oltre che un coordinatore del mondo KeTrip, sono anche un istruttore di parkour e una guida ambientale escursionistica, insomma tutti lavori che combaciano con le mie passioni più grandi! L’amore per la natura mi ha portato a seguire studi scientifici fino alla laurea prima in Scienze Forestali e Ambientali e poi in Scienze Naturali, chissà magari un giorno mi fermerò per diventare un prof di scienze… ma per ora ho troppe cose da vedere in giro per il mondo. Che altro aggiungere? Probabilmente sul mio profilo instagram vedrete poche foto di me e tantissimi animali (alcune di queste sono pubblicate a corredo di questo articolo) perché mi muovo sempre con la mia Canon al collo per immortalarli in ogni angolo del pianeta.
Come nasce la tua passione per il viaggio, e in particolare viaggi naturalistici?
Ho sempre viaggiato con i miei genitori, soprattutto in ambito subacqueo: mia madre scendeva con le bombole da sub e io la seguivo in apnea (polmoni permettendo), da qui ho iniziato a scoprire il mondo subacqueo fuori dall’Europa. Eppure, se dovessi scegliere la spinta più grande ai viaggi, direi che è stato senza dubbio il mio primo viaggio in Canada. Sono partito con un biglietto di sola andata, completamente solo sul mio primo volo intercontinentale, spinto dalla voglia di vedere i grandi parchi e tutti quegli animali stupendi. In Canada ho dormito un mese in auto e in tenda spostandomi tra Alberta e British Columbia, conoscendo persone, vivendo alla giornata, facendo trekking tra cervi, grizzly e orsi neri, una vera esperienza wild al 100%. Una volta tornato, mi sono reso conto che tutti quegli animali che osservavo con gli occhi a cuore da bambino nei documentari televisivi, erano lì e potevano essere visti e vissuti dal vivo. Ne ho fatto una necessità a cui non riesco ancora a fare a meno.
Sei specializzato in viaggi naturalistici e sei molto conosciuto per la tua abilità nel relazionarti con gli animali, anche di grossa taglia. Come sei riuscito a raggiungere questa intesa così unica?
Grazie, ma forse sono troppi complimenti! Penso che dietro l’interazione con ogni animale dovrebbe sempre esserci uno studio approfondito sull’ecologia e il comportamento della specie. Saper leggere alcuni movimenti e distinguere dei cenni di nervosismo da quelli di curiosità è fondamentale, soprattutto con animali di grossa taglia. In ambiente terrestre così come in acqua è importante gestire i propri movimenti e seguire alcune regole come ad esempio non infastidire gli animali e lasciar loro spazio, cosa che ormai nel mondo dei social, aimè, avviene sempre meno spesso pur di farsi un selfie. In ambiente acquatico invece credo che mi siano stati di grande aiuto gli anni di esperienza in apnea, perché se ti avvicini con il giusto modo e senza fare movimenti bruschi, alcuni animali sono quasi incuriositi e talvolta, con molta fortuna, cercano un approccio con te.
Tra i tuoi viaggi a contatto con gli animali, spiccano quelli che prevedono gli incontri con le orche nel mare della Norvegia, tanto da proporre ai tuoi ketrippers di nuotare con esse. Ci vuoi raccontare qualcosa di più e come va gestito il momento in cui si è a contatto con queste meravigliose creature?
Sono stato in Norvegia tre volte a nuotare con le orche ed ogni volta è come se fosse la prima, non vedo l’ora di tornare nei prossimi due viaggi a Dicembre ‘25 e Gennaio ‘26 (in fondo i link diretti ai viaggi). Questi animali sono meravigliosi e, per quanto si possa credere, non rappresentano un pericolo per l’uomo. Infatti non ci sono attacchi registrati in natura nei confronti degli esseri umani, gli unici casi sono quelli in cattività dove purtroppo vengono tenute in condizioni orribili.
NORVEGIA, NUOTIAMO CON LE ORCHE
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Gli incontri si svolgono in questo modo: si cercano gli animali con il gommone e si capisce il loro comportamento mentre ci si avvicina, se sono disturbate da noi si lascia perdere e si cambia zona così da cercare altri esemplari. Se invece gli approcci sono favorevoli si intercetta la loro direzione e ci si tuffa in mare. Da qui in poi è tutto nelle mani del pod (il gruppo di orche): possono avvicinarsi e guardarti con calma, fermarsi a fare le loro faccende di fronte a te (mangiare, socializzare ecc…), altre volte passano di sfuggita, pochi secondi che comunque sono il sogno di una vita. Oppure, se sei sfortunato, accade che appena ci si immerge scompaiono nel buio del mare prima che tu riesca a vederle. La natura comanda, sono animali selvatici e non c’è certezza di vederle, ma, nel momento del tuffo se si sta in acqua tranquilli, senza sbracciare e fare bolle, sarà più facile che loro non se ne vadano disturbate da questi omini galleggianti in superficie, ma anzi rallentino un po’ incuriosite.
Una volta un esemplare è passato di sfuggita, poi è tornato indietro come a dare un’altra sbirciata facendo qualche piroetta sott’acqua e poi se n’è andato di nuovo.
In un’altra occasione una coppia si è fermata a 4 metri di profondità a guardarci per diversi minuti, muovendo la testa di qua e di là. In una delle esperienze più belle mi sono immerso con una madre ed il suo piccolo, in questo caso avevo una muta da apnea e ho tentato un approccio in profondità ed è riuscito. Guardare negli occhi un’orca è un’esperienza unica nella vita, che ti lascia qualcosa dentro per sempre.
Qualche prezioso consiglio per organizzare il bagaglio perfetto per un viaggio KeTrip, soprattutto in vista di mete wild e avventurose?
Mettete lo stretto indispensabile, le cose si lavano lungo la via, e non serve portarsi mille cambi per fare la foto al tramonto o per far colpo su qualcuno/a. Serve portarsi abbigliamento tecnico, cose utili che non ti facciano morire dal freddo in Norvegia o pungere dagli insetti in Amazzonia. Tutto il resto è spirito di adattamento e peso extra, perché a fine viaggio tornerete con molti vestiti che non avete neanche tirato fuori dallo zaino. Portate sempre un powerbank, scarpe con suola scolpita, macchina fotografica (ma io sono di parte) e per il resto tutto dipende dalla destinazione.
Quali sono, per te, le unicità di un viaggio naturalistico KeTrip rispetto a un classico viaggio avventura?
Penso che KeTrip abbia alle spalle dei travel designer non solo con tanta esperienza, ma anche con una visione autentica di viaggio, che rispecchia molto la mia. I nostri viaggi hanno quel qualcosa in più che non si trova da altre parti, a volte sono così avventurosi e particolari da rendere difficile, in un primo momento, trovare partecipanti. Poi però, nella stanza d’hotel l’ultimo giorno mentre fanno la valigia ti dicono “io un’avventura così non l’ho mai fatta in vita mia”, e ti riempiono di soddisfazione. Viviamo esperienze autentiche, lontane dall’overtourism e dalle mode social, e per me questo vuol dire tanto. Insomma KeTrip è il tour operator a cui dici “facciamo un viaggio in Norvegia a -15 in un periodo dove non sorge il sole e ci buttiamo in acqua con le orche?” e loro ti rispondono DAJE!
Ricordi un KeTripper che ti ha particolarmente sorpreso dopo aver viaggiato con lei/lui?
Ho conosciuto persone eccezionali facendo questo lavoro: alcuni degli amici a cui tengo di più li ho conosciuti in un qualche viaggio KeTrip. Sembra assurdo ma si creano legami davvero forti con persone sconosciute e se hai la fortuna di riuscire a coltivarli e mantenerli nel tempo quella magia rimane.
Ovviamente non è così con tutti, ma molto spesso mi capita di rivedere persone dopo anni, tra un viaggio e l’altro, e sembra non essere passato un giorno. Si conoscono le persone più disparate, che fanno lavori che nemmeno pensavo esistessero, che hanno passioni, storie di vita e molto altro da farti esplodere la testa di opportunità e prospettive. È difficile da spiegare a chi non ne ha mai fatto uno. Provare per credere.
Lorenzo
agosto 2025